02 — L’ESPERIENZA
C’è un momento — sempre lo stesso, sempre diverso —
in cui chi entra nella camera obscura smette di parlare.

L’Esperienza
C’è un momento — sempre lo stesso, sempre diverso —
in cui chi entra nella camera obscura smette di parlare.
Si ferma. Guarda. E poi, piano piano, inizia a sorridere. È un sorriso particolare, quello della meraviglia che si riaccende. Come se per un attimo tornassimo bambini.
Un rituale semplice,
un gesto universale
Allestisco il gazebo, e per chi vuole, una breve lettura introduce l’esperienza e prepara lo sguardo. Oppure si può iniziare con un minuto di silenzio prima dell’ingresso: niente parole, solo un respiro profondo, un gesto universale che ci allinea.
Poi si entra nella camera obscura: l’interno diventa un luogo insieme interiore e collettivo, dove l’immagine non si possiede, ma si attraversa.
Non c’è nulla che si debba fare: la camera obscura non richiede impegni né risultati, offre solo uno spazio di visione e di sosta. Ognuno decide come attraversarla — in silenzio, con un sorriso, lasciando un segno o semplicemente passando oltre.
L’esperienza non si misura, si vive.
Pinhole Day, Sansepolcro — 2018
Non c’è nulla che si debba fare. Ognuno decide come attraversarla.
Ciò che rimane dopo l’attraversamento
Per chi lo desidera, l’incontro può proseguire anche fuori dalla tenda: all’uscita si può lasciare una parola, un simbolo o una linea su un cartoncino, costruendo nel tempo una mappa emotiva del viaggio.
Così la teoria diventa pratica condivisa. Le comunità ospitanti diventano parte attiva del progetto, capaci di proseguirne lo spirito in autonomia.
Oltre alle immagini capovolte, il viaggio è anche un diario sensoriale. Ritraggo persone nei loro luoghi significativi con la tecnica stenopeica per creare “cartoline sentimentali” che narrano un dialogo intimo tra individuo e territorio. Registro suoni — risate, fruscii, voci di mercato — che diventeranno cartoline sonore.
Nel mio percorso di mappatura dei luoghi raccolgo e conservo piccoli oggetti trovati lungo il viaggio o condivisi dalle persone incontrate: elementi spesso effimeri e casuali, ma capaci di raccontare storie e sorprese del paesaggio. I frammenti confluiranno in un’installazione: un tavolo da esplorare e una proiezione notturna dove immagini e suoni dialogano, invitando chi lo desidera a scrivere una cartolina per lasciare un dono a chi verrà dopo.
Questo insieme di tracce costituirà l’Archivio dell’Invisibile, custodendo la memoria dei territori attraversati e degli spazi quotidiani, insieme a quei luoghi marginalizzati o dimenticati che riaffiorano nello sguardo di chi si ferma ad ascoltarli.
È un laboratorio di scoperta: si costruisce, si sperimenta, si ride insieme.
Costruire insieme
macchine che vedono
Vorrei organizzare workshop aperti ad adulti e bambini, collaborando con associazioni culturali e istituzioni locali, nei luoghi che vorranno accogliermi — scuole, comunità rurali, quartieri urbani.
Questi laboratori sono puro divertimento costruttivo: si dà forma a semplici macchine stenopeiche con scatole e barattoli, si creano fotogrammi mettendo oggetti direttamente sulla carta fotosensibile, si esplorano tecniche analogiche e si gioca con la luce.
E poi c’è sempre quel momento magico quando l’immagine appare nello sviluppo e si scopre, con stupore, come quasi sempre un’immagine prende forma. La cosa bella del foro stenopeico è che viene sempre qualcosa. Anche se tremi, anche se non hai mai toccato una macchina fotografica, anche se il vento muove la macchina proprio mentre scatti.
L’imperfezione non è un errore, è una firma: il segno che quella foto l’hai fatta proprio tu, in quel momento, con quella luce.
Costruzione — 2026
Il progetto si rivolge a comunità e persone di ogni età e provenienza, con un approccio inclusivo e intergenerazionale.
Scuole, università e centri educativi
Dove la camera obscura diventa un laboratorio di meraviglia e apprendimento condiviso.
Festival, musei e istituzioni culturali
Interessati a ospitare esperienze partecipative e installazioni temporanee.
Comunità locali
Quartieri urbani, paesi rurali, luoghi marginalizzati — che desiderano riattivare spazi e relazioni attraverso pratiche collettive.
Pubblico generico
Famiglie, adulti, bambini e chiunque sia curioso di riscoprire il mondo capovolto e di partecipare a un gesto creativo semplice e accessibile.
Apriamo spazi in cui lo sguardo si faccia incontro e non giudizio. Se trovo una casa, trasformo una stanza in un luogo dove vedere il mondo sottosopra, scambiando ospitalità con un ritratto.