IL VIAGGIO

Il Viaggio

La camera obscura non è solo un dispositivo artistico, ma una casa temporanea della visione, che si radica nel nomadismo come scelta. Questo nomadismo non è fuga romantica, né nostalgica: è una forma di radicamento dinamico, una risposta poetica e concreta a un sistema economico che privilegia la proprietà, l’efficienza e l’accumulo.

Una Camera Obscura a Pedali è un esercizio di sopravvivenza poetica in tempi di cecità sistemica: pedaliamo piano, entriamo nel buio, guardiamo il mondo capovolto e creiamo relazioni.

Le fasi del viaggio

Il percorso non è un itinerario lineare, ma una trama narrativa che intreccia memoria e contemporaneità — in cui il foro diventa ancora una volta mediatore: tra scienza e poesia, tra epoche e culture, tra paesaggio e sguardo.

Italia — Fase pilota

Inizierà dall’Italia per testare materiali, percorsi e relazioni. Ogni tappa sarà un banco-prova: verificare che le azioni si possano fare, costruire una prima rete di comunità ospitanti e sostenitori. Il viaggio comincia lentamente, come deve.

Europa — L’attraversamento

Proseguirà attraverso l’Europa seguendo le direttrici EuroVelo — Francia, Germania, Paesi Bassi, Grecia, Europa dell’Est. In questa fase si sperimenterà nei luoghi simbolo di crisi ecologiche, per far emergere le “voci non umane” del paesaggio: ciò che il nostro sguardo ha smesso di ascoltare.

Asia — Fino alle radici

Il viaggio si spingerà verso l’Asia occidentale (Turchia, Iran, Kuwait), fino in Cina — a Shangqiu di Mozi, tra i primi a descrivere il fenomeno della camera obscura — e in Giappone, dove la lentezza si fa pratica contemplativa. Un cerchio che si chiude tornando alle origini della luce.

La bici con gazebo in garage, 2026

Ogni chilometro è relazione. Le soste sono un invito allo scambio.

La macchina

Una Surly Ogre.
La stessa di Capo Nord.

La bicicletta è la stessa che nel 2014 mi ha portato fino a Capo Nord, oggi equipaggiata con assistenza elettrica: motore centrale Bafang BBS02 da 250W e impianto solare con due pannelli flessibili da 130W, che caricano una batteria da 36V. L’energia non è autonoma — sui tratti lunghi o con cielo coperto, mi affiderò alle prese elettriche delle persone incontrate.

La dipendenza energetica diventa relazione. Barattare energia per un ritratto stenopeico.

Agganciata al carrello che trasporta la scatola-camera, la bici diventa strumento di condivisione: abbastanza lenta da restare in ascolto, leggera quanto basta per non schiacciare il paesaggio. Ogni pedalata è un gesto di rispetto — un’etica della lentezza.

Preparazione bici e camera obscura

Preparazione — 2026

Prima di partire

Il carrello giusto
per il viaggio giusto

Il setup attuale — bici, gazebo, camera obscura, materiali — raggiunge i 150-180 kg. Con questo peso i percorsi si riducono a 30 km al giorno: troppo poco per costruire un viaggio vero. Serve un carrello professionale progettato per questo tipo di carico.

La flessibilità non è un piano B: è coerenza con la vulnerabilità scelta. Se non si trova la soluzione giusta, si parte lo stesso — ma meglio partire bene.

Sto lanciando una campagna per acquistare un carrello cargo (Carla Cargo Maxi o il Donkey Trailers L3 – Big Basil, che dovrò elettrificare) prima di avviare la fase italiana. Non è solo logistica: è il primo atto concreto di questa comunità in costruzione. Chi contribuisce ora entra nel progetto prima ancora che inizi.

Il modello di reciprocità

Un’economia che restituisce storie a ogni chilometro

Il progetto si nutre di un’economia di reciprocità: nei contesti comunitari si adotta il contributo libero o il baratto — ospitalità, pasti, energia, servizi. Per scuole, festival e istituzioni si propongono compensi professionali e co-produzioni. Le tratte lunghe sono sostenute da crowdfunding trasparente con aggiornamenti pubblici.

Comunicherò cosa porto io e cosa chiedo, in modo semplice e verificabile.

Bicicletta e camera obscura praticano uno scambio leggero: resistono alla logica del consumo, preferiscono la presenza al possesso, ci riconnettono a una rete di relazioni. Il progetto vive di economie del legame — e dimostra che si può creare arte, conoscenza e comunità senza estrarre, ma coltivando relazioni.

Perché è proprio come esseri vulnerabili, lenti e imperfetti che impariamo a resistere.