17 maggio 2026 — Parco del Pionta, Arezzo
Prima prova pubblica
Prima di arrivare al Pionta c’è stato uno scambio.
Un messaggio a Silvia per Saione Mob, poi il passaggio attraverso Serena e Sensibili Presenze, la locandina, il collegamento con la Scuola per Abitare. La camera obscura è arrivata nel parco seguendo questa trama semplice: una proposta, alcune risposte, uno spazio possibile.


Il tempo era parte della prova.
Sono arrivato al parco intorno alle 8.30, dopo lo scarico ho scelto il punto di montaggio: abbastanza aperto da avere una vista, abbastanza raccolto da non essere attraversato continuamente. Alle 9 ho iniziato a montare.
Ho provato a fare quasi tutto da solo, per capire tempi, difficoltà e passaggi reali. Alice è arrivata intorno alle 10 e mi ha aiutato come potrebbe fare una persona incontrata in un altro luogo: senza conoscere già il montaggio, ma seguendo il processo. Anche questo era un test.
La camera era pronta verso le 14. Nel pomeriggio sono arrivate persone in ordine sparso, alcune sono entrate, alcune hanno lasciato un pensiero. Alle 18.30 è iniziato lo smontaggio, con fretta ma con attenzione: ogni gesto serviva anche a capire come non trovarsi in difficoltà nei montaggi successivi.






Restituzioni
Dopo l’esperienza ho chiesto a chi era entrato nella camera obscura di lasciare, se voleva, un pensiero.
Pochi semplici gesti: camminare, stare in silenzio, aprire bene gli occhi, fermarsi, osservare.
Alice Dell’Aiuto
La luce fa tutto da sola, la luce crea mille mondi. Qual è la realtà?
Io non me lo sono chiesto, perché ho percepito un altro punto di vista talmente reale e vivo da farmi sentire in completa sintonia.
Elementi nuovi dove ognuno vive la sua realtà, e per la mia natura introversa, silenziosa e solitaria è un meraviglioso luogo dove sentirsi accolti e curiosamente sorpresi
L’impressione di entrare in un luogo buio e sconosciuto, titubante e timorosa. Poi sedersi ad aspettare. Affidarsi senza vedere niente. E tutto nero. Poi pian piano qualcosa inizia ad apparire, a formarsi, a schiudersi. Chiome degli alberi, tronchi e rami. Sono in movimento, sempre più luminosi, più nitidi. il fuori e il dentro. I suoni e il silenzio. Tutto mi sorprende. La mia bambina è felice. C’è tanta luce adesso. Delle persone in movimento, un cane bianco. Mi dimentico che le vedo a testa in giù, diventa normale, non ha più importanza. Vorrei rimanere ancora lì, mi sento protetta, tutto fluisce. Le immagini sono mosse dal vento, ma qui dove sono il vento non c’è. Mi diverto, é un gioco. Quando esco tutto mi sembra più grande, più verde, più calmo, più reale. Anch’io più calma e più reale. Cammino.
Annalisa Romizi
Cosa ha rivelato il montaggio
Il montaggio al Pionta ha confermato che il progetto ha bisogno di un sistema di traino più solido e, probabilmente, motorizzato. La salita per arrivare al punto scelto è stata affrontata dalla bicicletta alla massima potenza: un segnale concreto che, su percorsi reali, peso, pendenza e autonomia non sono dettagli secondari.
Ha confermato anche il tema del tempo. Se manca qualcuno ad aiutare, montare e smontare diventano operazioni molto lunghe. La camera può viaggiare solo se il montaggio resta sostenibile: nei gesti, nella durata, nella fatica.
Un altro punto riguarda l’orientamento. La camera era stata montata in controluce; quando il sole ha cominciato ad abbassarsi, la luce diretta ha iniziato a riflettere sul pavimento e a disturbare l’immagine proiettata. Ho dovuto restringere il foro per ritrovare il buio necessario. Anche questo è parte della prova: il luogo non è mai neutro, e la camera va orientata ascoltando luce, ombra e tempo del giorno.
Le restituzioni ricevute dopo l’esperienza hanno confermato la parte più importante: quello che accade quando si entra, si resta in ascolto e si lascia che l’immagine arrivi. La sorpresa, la calma, la gioia raccontate da chi è entrato dicono che il dispositivo non produce solo una visione, ma apre uno spazio di attenzione.